Alpina 6-7/2004

Con questo numero dell’ «Alpina» raggiungiamo il Solstizio d’Estate. Il periodo solstiziale d’estate è quello in cui il sole raggiunge il suo apogeo, illuminando e riscaldando la terra con la sua massima intensità. I Massoni, cercatori di Luce, hanno scelto il giorno di questo Solstizio, sin dai primordi dell’Ordine, quale simbolo della loro aspirazione e come festività solenne per tutti gli appartenenti all’universale Catena fraterna.

La relazione diretta tra questo evento astronomico e l’attuale tema della nostra rivista «Il Tempo», non potrebbe essere più evidente. Infatti, nulla più dei movimenti ciclici delle costellazioni, ed in particolare quello della Terra attorno al Sole, causa delle differenti stagioni, o quello su se stesso che determina il giorno e la notte, ci indicano il passare del tempo e della vita, il divenire e l’evolvere di tutto ciò che è.Ma se pensiamo al tempo massonico, sarà il periodo che intercorre tra il Solstizio d’Inverno e quello d’Estate a farci da allegoria: è il tempo che simboleggia l’Iniziazione; la morte e la rinascita con la susseguente evoluzione verso la conoscenza. Esattamente come il sole dell’inverno, quasi spento, segnatamente nelle regioni polari, che rinasce e torna, proprio in questo periodo, al massimo suo splendore.

Si dice che il tempo passa – lentamente o in fretta. Forse non è così, c’è chi afferma che il tempo è fermo, staticamente immobile; che passa è l’uomo, rispettivamente la sua vita. Ma il tempo per questo enigmatico essere è assolutamente relativo. La vita non può passare né in fretta né adagio, non può essere né breve né lunga. Vista nel non-tempo dell’eternità, rappresenta soltanto un sublime attimo di consapevolezza, senza il quale l’universo sarebbe sicuramente un po’ più triste o forse non avrebbe senso. Che senso avrebbe infatti il creato se nessuno, neppure per un istante, ne conoscesse la sua esistenza? Ma ricordiamoci, non è la durata di quest’attimo che conta, bensì l’intensità con la quale viene vissuto.

Vogliamoci sempre bene!

Othmar Dürler

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