Alpina 11/2003

«La più fredda Tomba dei morti è il cuore dei vivi quando li dimentica.» Con queste eloquenti parole S. Agostino di Ippona rammenta quanto sia doveroso ricordare chi ci ha preceduto. Il tema di studio della GLSA, ma anche per la nostra rivista, «La vita e la morte», cade, non a caso, in questo periodo in cui, per tradizione e dovere, commemoriamo i nostri defunti, ma riflettiamo anche sul nostro proprio divenire che porterà inevitabilmente alla fine del nostro terreno peregrinare. Per il Massone il pensiero della morte implica almeno tre diversi momenti di riflessione: la propria preparazione alla morte, il dovere di ricordare i defunti e, infine, la morte e la rinascita iniziatica. Il peggior modo di prepararsi alla propria morte e quello di ignorarla. Arriverà comunque, e allora, come ci insegna il rituale, ‘morirà bene’ chi in quel momento, con la coscienza pulita, deporrà tranquillo i simbolici arnesi di lavoro, certo di aver compiuto il proprio dovere. Sono i pensieri e le opere di tutti i giorni che portano sereni alla meta. Dunque: vivere in funzione della morte! E, a questo proposito, la Massoneria esorta tutti alla qualità umana più preziosa, ossia alla disponibilità di un «cuore sensibile e generoso».

Interpretando e vivendo intensamente questo modo di essere e di agire, con azioni improntate sull’amore per tutto e tutti, non solo si contribuisce alla felicità altrui, ma si prepara sé stessi, nel migliore dei modi, al «rito iniziatico» della propria morte. In merito alla seconda riflessione, quella della ricordanza, va sempre rammentato che ricordare i defunti, siano essi nostri congiunti oppure vittime di guerre, fame o malattie, è un dovere; in merito la Massoneria insegna: «la memoria mantiene vivi i morti». Ma l’invito ad ogni Massone, il terzo importante motivo di riflessione, non può che essere quello di giammai scordare le significative lettere V.I.T.R.I.O.L., ossia la via iniziatica che, attraverso la morte e la rinascita interiore, porta a maggiore Luce e Verità. Vivere e morire secondo l’insegnamento massonico «chi più ama, più vive», sicuramente rende la vita più felice e la morte meno triste. Vogliamoci sempre bene.

Othmar Dürler

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